Numero chiuso per fare pratica da avvocati, si complica il futuro dei laureati in Giurisprudenza

Da tempo si cerca di limitare al massimo l’accesso alla libera professione di avvocato dopo la laurea in Giurisprudenza e le novità future sembrano agire in questa direzione. In modo molto drastico, dobbiamo aggiungere. Perchè nello “Schema di decreto concernente: Regolamento recante la disciplina dei corsi di formazione per la professione forense” inviato dal Ministero della Giustizia al Consiglio Nazionale Forense (CNF) è prescritta la frequenza di un corso di formazione di almeno 160 ore. Ma non è tutto: questi corsi saranno a numero chiuso. Ciò significa che chi non entrerà in questo numero non potrà sostenere il corso e dunque non potrà affrontare l’esame di abilitazione.

Ma è davvero così drastica questa notizia? Bisognerà vedere in che termini verrà poi applicata. Perchè se il numero chiuso sarà particolarmente elevato non cambierà niente (o comunque poco) nella sostanza. D’altro canto già da anni formalmente è previsto un numero chiuso all’ingresso del corso di laurea in Giurisprudenza ma questo è così alto che poi entrano tutti coloro che ne fanno richiesta. Non diversa è la situazione per chi vuole accedere alla Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali. Non è escluso che possa accadere anche ai corsi di formazione forensi.

E se detto numero fosse invece ristretto? Cambierebbero molte cose. Da un lato ci sarebbe il vantaggio di disincentivare coloro che provano la strada dell’Avvocatura per esclusione (e non sono pochi), dall’altro si porrebbero ulteriori ostacoli a chi invece sogna da tempo di svolgere questa professione. In ogni caso, prima di dare dei pareri definitivi e competenti, bisogna certamente attendere di vedere se il regolamento verrà approvato così come nella proposta. Quindi ancora siamo a una fase embrionale di una riforma che potrebbe cambiare per sempre l’accesso alla professione forense.

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