Pensieri di uno studente fuori legge: contro le troppe ingiustizie all’Università.

L’università mi ha donato amici, amori, persone fantastiche con cui ho condiviso attimi di vita fantastici. L’università mi ha fatto diventare un uomo si, ma incazzato, disilluso, disgustato. Il problema è che la’ dentro, tra le mura di una villa settecentesca stuprata dall’avidità degli ignoranti, si consumano le peggio porcherie della cattiveria umana. E’ questo uno dei passaggi più intensi di un post scritto da uno studente di Giurisprudenza per il sito web We Love Unict e che è diventato virale. Riflessioni avvenute dopo aver conseguito la laurea. Troppe cattiverie, troppe ingiustizie talvolta ingiustificabili. Ed è così che si sfoga questo neodottore in Giurisprudenza.

Non sono più uno studente, non lo sono più da un po’. Non lo sono ora, ma lo sono stato per 24 anni; gli ultimi cinque nella classe LMG 0\1. Giurisprudenza insomma.
Era il 2010, Luglio inoltrato, ricordo una fibrillante eccitazione: il diploma era il biglietto che aspettavo per studiare legge. Non vedevo l’ora. Non vedevo l’ora di essere sommerso di articoli e sentenze, sognavo di poter fare del diritto la mia arma contro il marcio, sognavo di diventare un uomo. Il liceo già mi mancava, era appena finito, ma era stato troppo bello per abituarsi all’idea che non l’avrei fatto più. In cuor mio, però, pensavo che l’università non sarebbe stata meno. Mi sbagliavo, mi sbagliavo di grosso.

L’università mi ha donato amici, amori, persone fantastiche con cui ho condiviso attimi di vita fantastici. L’università mi ha fatto diventare un uomo si, ma incazzato, disilluso, disgustato. Il problema è che la’ dentro, tra le mura di una villa settecentesca stuprata dall’avidità degli ignoranti, si consumano le peggio porcherie della cattiveria umana. Ebbene si, sono cattivi, in tanti. E’ strano, non è vero? E’ strano come la possibilità di stare seduto dietro una cattedra posso portare nella testa di alcuni matti la convinzione di essere il destino delle vite di centinaia di ragazzi. E’ strano come possa insegnare le regole chi non rispetta nemmeno quelle della civile convivenza, quella che ti fanno essere umano. E’ strano, o forse solo disgustoso, che ci si arroghi il diritto di giocare col tempo degli altri; come se la vita fosse infinita o tutta da spendere lì dentro. E’ strano, ma è vero. E’ tutto terribilmente vero. Coloro i quali vengono pagati per essere il nostro sostegno, il nostro trampolino verso il sogno, diventano l’ostacolo, il muro da evitare. Ogni nuova materia, ogni nuovo corso, non sono più mattoni su cui costruire noi stessi, ma quelli che cadono da un’impalcatura che possono spaccarti la testa. Ed è strana pure un’altra cosa, è strano che tutto questo mi faccia ancora schifo, ogni giorno di più. Anche ora che per me è superato, che i mattoni sono stati scanzati, Dio solo sa quanto sapere cosa succede lì, ogni giorno, mi fa incazzare. Una volta ad un amico dissi “la giustizia qui dentro è scritta solo sui libri”: non sapevo quanto avevo maledettamente ragione.
Alla fine di questo mio pensiero mi sento di rettificare, di modificare un dato: non sono un disilluso. Tutto questo può cambiare, noi possiamo cambiarlo. Basta restare noi. Basta non diventare come loro.

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