Contratto di mantenimento: differenza dalla rendita vitalizia, causa del contratto e alea

Il contratto di mantenimento è il contratto stipulato tra due soggetti in cui uno aliena all’altro un bene mobile e immobile in cambio dell’obbligo per chi lo riceve di prestargli assistenza materiale e morale fino al termine della sua vita. Si tratta di un contratto sempre più diffuso nella prassi e sulla quale si interrogano sempre più tanto la giurisprudenza che la dottrina, viste anche tutte le questioni che eventualmente possono esservi sottese.

E’ un contratto aleatorio in cui l’alea grava su entrambi i contraenti.
L’entità delle prestazioni dipenderà infatti da due fattori: da un lato la durata della vita dell’assistito; dall’altro dalla mole e dalla qualità di prestazioni assistenziali di cui egli avrà bisogno. Dette prestazioni sono infatti ex ante imprevedibili.

La differenza con il contratto di rendita vitalizia

Le differenze tra il contratto di mantenimento e il contratto di rendita vitalizia (artt. 1872 ss. cod. civ.) sono essenzialmente di due tipi.

la prima è quella riguardante l’oggetto della prestazione: mentre nel contratto di rendita vitalizia si ha un do ut des (dazione di somma di denaro predeterminata fino al termine della vita dell’assistito) nel contratto di mantenimento si aggiunge una componente di do ut facias (cioè il prestare materialmente assistenza per tutti quelli che saranno i bisogni dell’assistito)

la seconda è che l’alea grava su entrambi i contraenti. Difatti, non solo è incerta la durata della vita dell’assistito, ma è altrettanto incerto il quantum delle prestazioni assistenziali della quali esso potrà avere bisogno nel corso della sua vita

Il problema del difetto di causa

Recentemente la Corte di Cassazione, con l’ordinanza 4533/2015 ha affrontato il problema del possibile difetto di causa del contratto di mantenimento.

Gli eredi dell’assistito eccepivano un possibile difetto di causa del contratto per mancanza di alea. La Corte di Cassazione ha risposto che in linea generale l’alea è presente e grava su entrambi i contraenti; e tuttavia essa potrebbe difettare in concreto. Infatti, se al momento della stipulazione del contratto, per le condizioni di salute dell’assistito o per altri fattori concomitanti, è lecito attendersi con certezza (o comunque con un elevato grado di probabilità) che il contratto sancirà un evidente squilibrio di prestazioni, l’alea non sarà presente in concreto e dunque il contratto sarà nullo per mancanza di causa.

Nel caso concreto era accaduto che il difetto di causa era stato rilevato a causa di gravi patologie già presenti in capo all’assistito; patologie che lasciavano presumere una breve aspettativa di vita. Per questa ragione gli eredi avevano eccepito il relativo difetto di causa.

La simulazione di donazione modale

Non di rado nella prassi si fa riferimento a una siffata figura contrattuale per ‘mascherare’, dietro l’apparenza di un contratto di mantenimento, la sussistenza di una donazione modale.

Questo viene fatto al chiaro scopo di favorire indirettamente uno dei figli o degli altri eredi legittimi. Accade infatti che l’immobile viene formalmente (simulatamente) trasferito a titolo oneroso, in modo poi da non ricomprendero nell’istituto della collazione ex art. 737 cod. civ.

Ed invero la Cassazione pure su questo aspetto si è espressa, stabilendo che in caso di evidente sproporzione tra le prestazioni il contratto di mantenimento stipulato a favore del figlio o di altro erede legittimo deve reputarsi a tutti gli effetti di legge essere una donazione modale. Con la conseguenza, ovvia, che l’immobile donato finirà in collazione ai fini della divisione ereditaria.

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