Giurisprudenza, carriera lunga e tanti sacrifici: ne vale davvero la pena? 

Il gioco vale la candela? Nella vita bisogna sempre farsi questa domanda. Chiedersi se gli obiettivi che ci siamo prefissati giustificano tanti sacrifici. Soppesare i pro e i contro e tirare le somme. Che giurisprudenza non sia una facoltà semplice, é fatto ben noto. Il problema è capire fino a che punto tutti i sacrifici che essa richiedere possono essere, in un certo senso, compensati da soddisfazioni future. Da un parte, la mole di studio, la presenza di materie ostiche, il dover anteporre lo studio a tutto, il passare notte bianche sui libri potrebbero scoraggiare chi ha intrapreso questa strada tanto affascinante, quanto complessa.

A questo senso di sconforto si aggiunge il timore di fare sacrifici vani che non saranno ricompensati, visti la stagione di crisi, l’alto tasso di disoccupazione, l’ingente numero di giovani avvocati. Dall’altra parte però ci sono la speranza di coronare i propri sogni, la voglia di impegnarsi in fondo per realizzarsi, la consapevolezza che volere è potere. C’e’ anche l ottimismo, sale della vita, che ci induce a credere che in fondo bisogna crearsi le occasioni, piuttosto che aspettare che queste sì presentino. Magari piuttosto che ambire alle professioni giuridiche tradizionali, quali avvocato, magistrato e notaio, è forse meglio guardare alle infinite strade che giurisprudenza apre:  dai concorsi nella pubblica amministrazione a quelli in polizia. O è ancora meglio cercare qualche ramo particolare dove ancora non ci sia un surplus ( una specializzione in diritto navale ad esempio. Allora ci si rende conto che forse giurisprudenza è la migliore scelta che si potesse fare perché ci offre più di quanto noi possiamo immaginare.


Impegnarsi a fondo, non rimanere ancorati al passato e guardare oltre le nostre anguste prospettive. È questo ciò che dobbiamo fare. Sempre. Tirando le somme,posso dire che il gioco vale assolutamente la candela!! E voi? Cosa ne pensate